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giovedì 16 ottobre 2014

Allarme depressione giovani, 60% dei casi i sintomi nell'adolescenza

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In Italia, 7 pazienti depressi su 10 attendono un anno prima di ricevere un trattamento farmacologico. E solo il 40% di loro risponde in maniera soddisfacente alla terapia e non presenta ricadute. In media, passano ventiquattro mesi prima che la diagnosi sia chiara. Un lasso di tempo troppo lungo che può anche rivelarsi fatale: nel 47% dei casi il disturbo diventa cronico e porta così a un peggioramento significativo della qualità di vita.

"Nel nostro Paese la depressione maggiore colpisce 7,5 milioni di persone, il 12,5% della popolazione. Ma sono numeri sicuramente sottostimati. È la prima causa di disabilità, ma il difficile inquadramento del problema genera ancora molta confusione - commenta Emilio Sacchetti, presidente della Società Italiana di Psichiatria (SIP) -. Un periodo di tristezza momentaneo in seguito a delusioni, lutti o insuccessi personali non significa essere malati. La depressione può anche non avere cause apparenti.

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martedì 14 ottobre 2014

Lo stato di salute della Sanità italiana

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Ticket troppo onerosi, difficoltà d’accesso alle cure, liste d’attesa lunghissime: ecco i risultati del XVII rapporto “Sanità in cerca di cura”

Chi ha bisogno di una mammografia deve attendere, in media, 14 mesi. Per un elettrocardiogramma ne devono passare 9. Per chi ha la sfortuna di doversi operare di ernia del disco o varici, il tempo di attesa è di 2 anni (parliamo di ospedali pubblici, chiaramente). È uno dei problemi che emergono dal 17° Rapporto Pit Salute “(Sanità) in cerca di cura”, presentato oggi a Roma dal Tribunale per i diritti del malato di Cittadinanzattiva. Nel rapporto si segnalano, in particolare, tutte “le difficoltà economiche, i costi crescenti dei servizi sanitari e le difficoltà di accesso” che, addirittura, “spingono i cittadini a rinunciare alle cure e sacrificare la propria salute”. In effetti, raccontano da Cittadinanzattiva, la situazione della sanità pubblica italiana è abbastanza sconfortante. Delle oltre 24mila segnalazioni arrivate nel 2013, quasi un quarto riguarda la difficoltà di accesso alle prestazioni sanitarie, determinata da liste d’attesa troppo lunghe, ticket troppo costosi e dall’intramoenia insostenibile (cioè l’attività svolta dai medici in forma privata all’interno di strutture pubbliche).

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